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Lavoratori gig: come cambia davvero il lavoro nel 2025 (e perché le aziende non sono pronte)

Lavoratori gig: come cambia davvero il lavoro nel 2025 (e perché le aziende non sono pronte)



Nel 2025 si parla ancora di smart working, ma la vera rivoluzione è un’altra: le aziende stanno lavorando sempre meno solo con dipendenti full-time e sempre più con freelance, consulenti, contractor e collaboratori on demand; in altre parole, i lavoratori gig, persone che svolgono lavori brevi, flessibili e spesso pagati “a prestazione”, senza un contratto di lavoro dipendente dipendente. Il termine deriva da “gig”, cioè ingaggio, come nei concerti musicali: un lavoro che inizia e finisce, spesso in poco tempo.

La cosiddetta extended workforce non è una moda: è una strategia ormai “core”. E chi lavora nelle HR deve attrezzarsi, perché gestire un team misto non è affatto semplice.

In questo articolo ti raccontiamo cosa sta succedendo, quali sfide stanno affrontando le aziende e quali opportunità si aprono (ma solo se si smette di considerare i freelance “fornitori” e si inizia a considerarli parte dell’organizzazione).

Perché le aziende scelgono sempre più i lavoratori gig?

Negli ultimi anni è esplosa la ricerca di competenze difficili da reperire e da trattenere. Per molte aziende, la risposta è semplice: attivo le skill quando servono, senza vincoli di organico.

Ecco i motivi principali:

Agilità: posso scalare velocemente i progetti.

Specializzazione: accedo a profili ultra-niche che in un full-time non trovo mai.

Riduzione dei costi fissi: meno overhead, più risultati.

Innovazione: talenti esterni portano idee, approcci e contaminazioni nuove.

Risultato: cresce il numero di aziende che lavora stabilmente con una workforce ibrida, composta da dipendenti interni ed esterni.

Il vero problema: le aziende sono strutturate per i dipendenti, non per gli esterni

La maggior parte dei processi HR è nata per chi “entra in azienda” e ci resta per anni.
Peccato che oggi molti collaboratori non entrino mai davvero: lavorano da remoto, su progetti brevi, e spesso non vengono coinvolti in nient’altro.

Da qui derivano quattro grandi sfide.

Contrattualistica e compliance: il labirinto dei freelance

Tra contratti, GDPR, condivisione dei dati, gestione dell’IP e rischio di falso freelance, molte aziende si trovano impreparate. Serve creare:

contratti standardizzati, chiari e snelli

regole per l’accesso ai dati

policy chiare sulla gestione dei deliverable

Non si può pretendere efficienza se si richiedono settimane solo per firmare un incarico.

Benessere e coinvolgimento: i lavoratori gig sono invisibili

Molti lavoratori gig lavorano per l’azienda… ma non nell’azienda; non partecipano agli eventi, non ricevono feedback, non hanno momenti di riconoscimento, non accedono a contenuti formativi.

Il risultato? Una forza lavoro “ombra”, competente ma scollegata.

Trend 2025: estendere alcune iniziative di wellbeing anche ai contractor, come micro-learning, check-in periodici, accesso a piattaforme di supporto.

Inclusione e cultura: non possono essere solo per i dipendenti

Se un freelance partecipa ai tuoi progetti per 6 mesi, fa parte o no dell’azienda?
Nella pratica sì.
Nelle policy spesso no.

E invece oggi servono:

  • playbook culturali anche per gli esterni
  • canali di comunicazione dedicati
  • riunioni e momenti informali aperti ai freelance
  • un linguaggio meno “noi vs loro”

Una cultura inclusiva si costruisce includendo davvero tutte le persone che contribuiscono ai risultati!

Onboarding e offboarding: la parte più sottovalutata

Per un freelance, il primo giorno di lavoro spesso è così: “Ecco il brief. Buona fortuna.” Non esattamente il massimo.

Eppure, bastano pochi elementi:

  • onboarding ben strutturato
  • accessi chiari e catalogati
  • workflow e aspettative scritte
  • check settimanali
  • offboarding con raccolta feedback e materiali

Un onboarding solido, come per i dipendenti, riduce errori, rallentamenti e attriti!

Cosa cambia per HR: servono nuovi strumenti e nuove competenze

Chi si occupa di HR deve evolvere: da “gestore dei dipendenti” a curatore di ecosistemi di talenti. Gli ambiti su cui investire:

  • creazione di una Talent Cloud interna di freelance già verificati
  • processi automatizzati per contratti e pagamenti
  • policy di collaborazione chiare
  • formazione dei manager alla gestione ibrida
  • KPI per misurare produttività e qualità dei collaboratori esterni

Le aziende più avanzate hanno già ruoli dedicati alla gestione dell’extended workforce.

Conclusioni: il futuro del lavoro non è full-time o gig. È tutto insieme!

Le aziende che sapranno gestire in modo strategico dipendenti, freelance e contractor avranno un vantaggio competitivo enorme… Ma quelle che continueranno a considerare i freelance come “esterni” rischiano inefficienze, turnover e perdita di know-how.

Il lavoro non sta diventando più semplice, sta diventando più ibrido. E chi guida le persone deve imparare a guidare anche questa complessità.


Marta Massimi

Talent Acquisition Manager

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